– di Gianluca Montinaro
Dal 47esimo piano della Torre Allianz lo sguardo spazia su Milano e, nelle giornate terse, abbraccia buona parte dell’arco alpino. Quale luogo migliore di questo – quindi – per celebrare la chiusura delle Olimpiadi che hanno visto la città meneghina e alcune delle più celebri località sciistiche lombarde, venete e altoatesine protagoniste agli occhi del mondo? Allianz, per onorare la propria partnership con le Olimpiadi, ha calato i propri assi nel corso di una cena (tenutasi lo scorso 23 febbraio) a quattro mani orchestrata dai due cuochi del relais Borgo San Felice (Castelnuovo Berardenga), Juan Quintero e Stelios Sakalis, accompagnata da alcune delle etichette più prestigiose delle tre tenute di proprietà.

Bolgheri, Montalcino, Chianti Classico: tre territori straordinari, per tre vini che hanno colpito non solo per la loro piacevolezza ma anche per la loro raffinata eleganza. Meria Cabernet Franc 2022 Bolgheri Superiore (dalla tenuta Bell’Aja, che si estende per quindici ettari fra il mare e le propaggini delle prime Colline Metallifere) ha mostrato di essere un’ottima interpretazione in assolo di un vitigno che a Bolgheri viene perlopiù utilizzato per ‘correggere’ il Cabernet Sauvignon, conferendo al blend note aromatiche più ampie e fruttate e una maggiore morbidezza. In questo caso, invece, ci si trova davanti a un vino di godibile incisività, aggraziatamente intrigante al naso e snello in bocca, con un piacevole finale salino. Più chiuso e corposo nella sua giovanile possanza è invece apparso il Brunello 2021 della tenuta Campogiovanni: ventitré ettari posti nel versante Sud-Ovest della denominazione, ben protetti dal Monte Amiata. Aromi sottili e profondi e sorso armonicamente tridimensionale per un vino che ha ancora bisogno dei giusti tempi per ‘liberare’ la propria espressività. Il Chianti Classico, infine, ha parlato attraverso uno dei cru più importanti di Castelnuovo Berardenga: Poggio Rosso, un Gran Selezione annata 2019 ottenuto da un vigneto di soli due ettari, individuato già negli anni Settanta. Ammaliante il naso, giocato sugli aromi primari screziati da tocchi di spezia e di grafite. Maestoso il sorso, capace di raccontare la raffinata nobiltà di un Sangiovese di vaglia.
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