– di Gianluca Montinaro
Nel 1975 Gian Annibale Rossi di Medelana (1942-2019) eredita l’Alta Maremma di famiglia e volta pagina: abbandona il grano e affida la collina, fra Castellina Marittima e il mare, a Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot. È l’atto fondativo di Castello del Terriccio (oggi condotto da Vittorio Piozzo di Rosignano Rossi di Medelana): 1.500 ettari fra bosco, macchia e uliveto, di cui appena sessantacinque coltivati a vite. Un rapporto che dice, meglio di ogni dichiarazione d’intenti, quanto qui la cura e l’attenzione contino più dell’estensione. Del resto la tenuta ‘cela’ radici etrusche (pare si risalga sin all’VIII secolo a.C.) – lo ricorda ancora il sole stilizzato in etichetta – e una prima struttura fortificata data al Duecento: un luogo – quindi – ove la vocazione al vino non è una moda recente, ma un sedimento lungo quanto la storia stessa della collina.

Il vigneto, esposto a Sud, verso il mare, che dà il nome al vino di punta della casa si chiama, non a caso, come il ruscello che attraversa la proprietà: Lupicaia, perché un tempo – si narra – qui si avvistavano ancora i lupi. Nato nel 1993, sotto la guida enologica di Carlo Ferrini, Lupicaia si è subito imposto all’attenzione degli appassionati. Il suolo su cui poggia la vigna è calcareo-sabbioso, ricco di minerali ferrosi, pietre e fossili: un terreno magro che costringe le radici a scavare in profondità e tiene bassa la resa. Tant’è che le uve (Cabernet Sauvignon e Petit Verdot), vendemmiate a mano dopo una rigorosa selezione in vigna e sul tavolo di cernita, arrivano in cantina già dense e concentrate: fermentano in acciaio a cappello aperto per circa venti giorni, con follature e délestage quotidiani, prima di affinare separatamente per ventidue mesi in tonneau di rovere francese nuovo.
Il 2011 è annata fra le più felici del decennio: inverno rigido, primavera anticipata ma piovosa quanto basta, estate calda ma segnata da una forte escursione termica che ha preservato acidità e profumi. È anche la prima vendemmia in cui il Petit Verdot entra stabilmente nell’uvaggio, al posto del Merlot e accanto al Cabernet Sauvignon: una scelta che si sente.

Il colore è un rubino fitto, quasi impenetrabile. Al naso si apre su visciola matura e frutti di bosco, subito attraversati da una nota ferrosa, quasi ematica – la ‘firma’ del Petit Verdot – e da richiami di macchia mediterranea, liquirizia, spezie scure (cardamomo, caffè), sentori d’incenso e di chiesa. In bocca è intenso e croccante insieme, pimpante ed energico più che pesante: il tannino è pulsante, fitto ma levigato, e sostiene un frutto ricco senza appesantirlo, grazie a una freschezza sottile che l’annata calda non è riuscita a spegnere. Il finale è lungo, sapido e balsamico, ancora vibrante e quasi succoso, e invita già oggi al sorso successivo.
- Castello del Terriccio
- Via Bagnoli, 16
- Loc. Terriccio – Castellina Marittima (Pi)
- Tel. 050.699709
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