CopertinaBandolBlanc2021

di Gianluca Montinaro

Ci sono denominazioni che raccontano un vitigno, e denominazioni che raccontano un paesaggio intero. Bandol, con la sua baia e il suo porto da cui partivano navi cariche di vino per le Americhe, appartiene alla seconda categoria. Furono i greci a piantare le prime viti nel VII secolo avanti Cristo, mentre nel Seicento il vino – che era gustato anche a Versailles – veniva affinato ‘a fondo di stiva’ durante le traversate verso le isole d’oltremare, e le botti, marchiate a fuoco con una «B», ne garantivano l’autenticità.

Fu proprio questa storicità a valere a Bandol, nel 1941, il riconoscimento come Appellation d’Origine Contrôlée, una delle primissime di Francia, arrivata a pochissima distanza dalla nascita dello stesso INAO. Il vitigno scelto per incarnarla fu il Mourvèdre: cépage difficile, tardivo, che qui prospera nell’anfiteatro naturale della Sainte-Baume, terrazzato in restanques fino al mare: suoli calcarei poveri e quasi tremila ore di sole l’anno. Tant’è che il disciplinare impone ancora oggi almeno il cinquanta per cento di Mourvèdre nei rossi.

Ma un disciplinare, da solo, non salva una denominazione: servono uomini che ci credano. Fondato nel Settecento, il Domaine Tempier deve la propria sopravvivenza a Léonie Tempier che, dopo la fillossera, reimpiantò il vigneto quando i vicini si arrendevano. Ma, dopo la Prima Guerra e la crisi del 1929, è solo con sua nipote Lucie e il di lei marito Lucien Peyraud che il domaine torna ai fasti del passato. E con il domaine tutta l’appellation: tant’è che Lucien è ricordato ancora come il ‘padre spirituale’ di Bandol. Furono poi i loro figli Jean-Marie e François, negli anni Sessanta, che individuarono, parcella per parcella, differenze tali da giustificare vinificazioni separate. Nacquero così le cuvée du terroir: le celeberrime La Tourtine, La Migoua, Cabassaou.

In un’appellation costruita attorno al rosso, il Bandol Blanc resta una piccola, ostinata eccezione: non arriva al cinque per cento della produzione. Il vigneto di riferimento, per il Domaine Tempier, è oggi La Laidière: acquisita nel 2016, posta a trecento metri di quota, questa vigna poggia su marne sabbiose che raffreddano il microclima quanto basta a preservare l’acidità delle uve.

L’uvaggio dell’annata 2021 è composto da Clairette (60%), seguita da Ugni Blanc e Bourboulenc e da una punta di Marsanne. Le uve subiscono una breve macerazione a freddo (per enfatizzare la componente aromatica) prima di essere vinificate, e affinano poi in foudres per circa nove mesi. Nel bicchiere il vino è di colore giallo paglierino luminoso. Il naso apre su pera matura e fiori bianchi, poi anice e un accenno salmastro di scoglio bagnato. In bocca è sapido, teso, quasi austero, con la Clairette a dare volume e la componente sabbiosa a restituire una freschezza inattesa in un’annata calda. Il finale è lungo, salino, chiuso da un guizzo di agrume dolce.

  • Domaine Tempier
  • Chemin des Fanges, 1082
  • Le Plan du Castellet
  • Francia
  • Tel. +33.4.94987021
  • www.domainetempier.com
  • contact@domainetempier.com