CopertinaClosNaudinVouvrayMoelleuxReserve2018

di Gianluca Montinaro

Per sei decenni Armand Foreau ha scavato di sua mano, poco a poco, i cunicoli della cantina che oggi porta ancora il nome Clos Naudin: tredici gradi costanti, cento per cento di umidità, e nessuna fretta. È un gesto che dice più di ogni presentazione: a Vouvray, sulla riva della Loira, un visionario che imbottigliava da sé quando tutti attorno vendevano ancora lo sfuso ha costruito, letteralmente a mani nude, lo spazio in cui il suo Chenin Blanc avrebbe imparato ad aspettare. Gli sono succeduti, via via perfezionando l’azzardo, il figlio André, il nipote Philippe, e oggi il pronipote Vincent: quattro generazioni per dodici ettari, acquisiti nel raggio di pochi chilometri da casa, su quei pendii che guardano il fiume dove il sottosuolo – le perruches, argilla e silex su una base tufacea – dà ai vini la loro sapidità inconfondibile.

La gamma dei Foreau si allarga e si restringe di annata in annata – bollicine, secchi, Demi-Sec, dolci (con il Moelleux di base, circa sessanta grammi di zucchero, e il Réserve che restano però due mondi distanti, non due gradazioni della stessa idea).

Il lavoro in vigna, condotto in regime biologico dal 2015, non conosce vinificazioni parcellari: «a Vouvray non hanno senso – sostengono i Foreau – dato che il suolo è omogeneo». In cantina l’ortodossia è ancora più radicale: legni esausti di oltre vent’anni, nessuna malolattica, lieviti indigeni, nessun bâtonnage.

Il Moelleux Réserve, come detto, è il vertice più raro della gamma: è una sorta di eccezione, concessa solo quando il tempo regala una botrytis nobile capace di concentrare lo zucchero oltre i centocinquanta grammi per litro: prima del 2018 era successo nel 2016, nel 2015, nel 2009, nel 2005, nel 2003. Cinque vendemmie in tre lustri, non una di più: in attesa che esca la sesta annata, la 2022.

Il 2018 fu, in Loira, un anno caldo e generoso, con un’estate che ha spinto i bianchi verso il registro tropicale, con acidità naturalmente più contenuta del solito. Proprio in quelle condizioni, però, l’autunno ha regalato a Foreau la muffa nobile che il Réserve richiede.

Nel bicchiere il vino è oro carico, quasi ambrato. Naso di albicocca disidratata, ananas candito, miele di castagno, e in controcanto zafferano e scorza d’arancia amara: la firma botritica che a Vouvray non stanca mai. In bocca è denso, ma la spina acida della perruche lo attraversa da cima a fondo, impedendogli ogni stanchezza: dolce, sì, ma mai pesante. Chiude lunghissimo, salino, con un ricordo di miele e agrumi che dura per minuti. Capolavoro!

  • Domaine du Clos Naudin
  • Rue de la Croix Buisée, 14
  • Vouvray
  • Francia
  • Tel. +33.2.47527146