– di Gianluca Montinaro
Ci sono mura che difendono un castello, e mura che difendono un’idea di vino. A Beaune, dentro il Bastion de l’Oratoire – un bastione cinquecentesco dalle pareti spesse otto metri, costruito per resistere agli assedi – riposano ancora oggi le bottiglie di Chanson: colui che sta scrivendo, abituato a maneggiare mura e archivi di quel secolo per mestiere, non può non riconoscervi la stessa ostinazione a durare. La casa nasce nel 1750, quando Simon Verry ottiene la sua licenza di negoziante; passa nel 1847 nelle mani di Alexis Chanson, che le dà il nome. Poi, fra gli Ottanta e i Novanta del secolo scorso, l’appannamento della qualità, prima che nel 1999 Bollinger (la maison di Champagne) rilevasse la casa e vi richiamasse Jean-Pierre Confuron a risollevarne il vino. Da allora Chanson ha ripreso a vinificare con cura i suoi quaranta e più ettari della Côte d’Or: e proprio nel 2015, l’annata di questa bottiglia, la tenuta smette di usare erbicidi su tutte le sue vigne (la certificazione ambientale HVE sarebbe arrivata l’anno dopo): un dettaglio che nel bicchiere si sente più di quanto si racconti.

Il Perrières è il cru che a Meursault i produttori stessi indicano come il migliore, tanto da chiedersi perché non sia mai stato promosso a Grand Cru: un pendio verso Puligny-Montrachet, diviso in tre settori – Perrières-Dessous, Aux Perrières, Perrières-Dessus – su roccia calcarea affiorante sotto appena venti, trenta centimetri di terra. Ne nasce un bianco più verticale e salino dei vicini Charmes o Genevrières, con un’energia enorme e senza il peso di certi Puligny. Il 2015 fu annata calda – punte oltre i quaranta gradi prima dell’invaiatura, poi tre settimane di clima più mite fino alla vendemmia – e diede vini potenti, meno acidi del 2014 ma ben equilibrati, purché la selezione in vigna fosse rigorosa. Tant’è che qui la sapidità del suolo calcareo tiene a bada la generosità del millesimo: il legno, in parte nuovo, accompagna senza coprire, e la sosta sulle proprie fecce fini regala corpo senza appesantire. Non tutti, in quell’annata, seppero trattenersi: c’è chi il 2015 lo ha reso opulento fino alla stanchezza. Chanson no.
Nel calice è oro pieno. Al naso pesca gialla e albicocca, fiore di tiglio, poi nocciola tostata, un accenno di pasta brisé e quel soffio di pietra focaia che è la vera firma di Meursault. In bocca è largo, calato nell’annata – si sente, nella rotondità del frutto, l’estate torrida del 2015 – ma la sapidità raddrizza il sorso, chiudendo lungo su un finale agrumato e minerale. Un bianco che sa essere opulento e teso insieme: non capita spesso, e qui accade con eleganza!
- Domaine Chanson
- Rue Paul Chanson, 12
- Beaune
- Francia
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