CopertinaQuerciabellaCCGS2021

– di Gianluca Montinaro

Il 2021 è un’annata spartiacque per il Chianti Classico, ma per la famosa cantina Querciabella è soprattutto un traguardo: quello di poter finalmente scrivere in etichetta ciò che l’azienda di Ruffoli, a Greve in Chianti, già annotava da un decennio nei propri quaderni di cantina. Perché con le tre Gran Selezione 2021 – Greve, Radda e SA-LA di Lamole – Querciabella non lancia una novità, ma pubblica il risultato di una ricerca cominciata molto prima che si iniziassero a disegnare i confini delle UGA (Unità Geografiche aggiuntive).

Tutto comincia nel 1974, quando Giuseppe ‘Pepito’ Castiglioni acquista i terreni di Ruffoli e immagina vini capaci di raccontare la Toscana al mondo con eleganza ed equilibrio, più che con potenza. Dal 2000 la guida passa a Sebastiano Cossia Castiglioni, che porta l’azienda verso l’agricoltura biologica (avviata già alla fine degli anni Ottanta) e verso la biodinamica, fino a una scelta identitaria: in vigna non si usa alcun prodotto di origine animale, né letame né derivati. Una viticoltura ‘vegana’ che ha reso Querciabella un riferimento internazionale ben oltre i confini del Chianti. Dal 2024 il timone è passato a Mita Castiglioni, con i figli Andrea e Selene.

La vera particolarità di Querciabella, però, si gioca in vigna e in cantina, ed è un lavoro che parte nel 2007, quando l’azienda comincia a leggere il paesaggio del Sangiovese non come un blocco unico, ma come un mosaico di suoli, esposizioni e microclimi distinti tra Greve, Radda, Gaiole e, dal 2020, Lamole. Dal 2010, con l’introduzione di microvinificazioni, questa intuizione diventa metodo: ogni parcella viene vinificata separatamente, in piccoli tini aperti di rovere o vasche di cemento, con macerazioni fino a trenta giorni, rimontaggi delicati e, per alcune partite, fermentazione a cappello sommerso. L’obiettivo è capire come il luogo plasmi il carattere del vino, parcella per parcella, vendemmia dopo vendemmia: un progetto che l’azienda chiama «Genius Loci».

Il punto è che, all’epoca, questa ‘visione’ non si poteva ancora ‘tradurre’ e ‘raccontare’ a livello normativo. Il disciplinare del Chianti Classico non prevedeva la possibilità di indicare in etichetta la provenienza da un singolo villaggio o da una singola parcella all’interno della Gran Selezione, categoria peraltro introdotta solo nel 2014. Le Unità Geografiche Aggiuntive, le UGA che oggi permettono di scrivere «Chianti Classico Gran Selezione Radda» o «Greve» in etichetta, sarebbero state riconosciute ufficialmente solo nel 2021.

Ne nascono, tra il 2010 e il 2016, bottiglie sperimentali che, di fatto, non avevano diritto di cittadinanza nella denominazione che le aveva generate. Prive di una casella in cui stare, vennero declassate a semplice Toscana IGT e battezzate con sigle da laboratorio: SA-GR (Sangiovese di Greve), SA-RA (Sangiovese di Radda), SA-GA (Sangiovese di Gaiole). Erano, in tutto e per tutto, dei cru – provenienti da singole vigne come Tonio, Montoro, Oasi, Gittori, Sant’Lucia, Sotto Castello, ciascuna con la propria scheda di vendemmia e i propri dati analitici – ma dovevano presentarsi con l’anonimato di un vino generico, perché il Chianti Classico non aveva ancora gli strumenti legali per riconoscerne e certificarne l’origine specifica. Vini «masterclass», pensati per l’assaggio interno più che per il mercato: la prova che la geografia del Sangiovese esisteva già, anche se la legge non l’aveva ancora fotografata.

Con l’annata 2021 – aperta da un inverno mite, una gelata di inizio aprile e un’estate calda risolta dalle piogge di fine agosto – il cerchio si chiude. Querciabella porta in etichetta, per la prima volta, tre Gran Selezione DOCG che sono la trascrizione ufficiale di quel lavoro decennale: il Greve, dai 15 ettari di Ruffoli tra galestro e arenarie, generoso e teso; il Radda, dalle parcelle di Bagnaccio, Oasi e Rialdoli su macigno del Chianti, più scuro, tannico e verticale; e il SA-LA, dai terrazzamenti di Casole a Lamole, tra i 500 e i 650 metri, luminoso, quasi etereo, con acidità vibrante e profumi di grande finezza. Sono vini prodotti secondo lo stile della casa, affinato in oltre dieci anni di microvinificazioni ‘segrete’: legno grande (botti da 25-30 ettolitri, con tostatura leggera o media) per esaltare la trama fine del Sangiovese. Poi diciotto mesi di maturazione e altrettanti di bottiglia fanno il resto. Per tre vini che sono voce autentica ed espressiva del proprio terroir!

  • Querciabella
  • Via di Barbiano, 17
  • Greve in Chianti (Fi)
  • Tel. 055.8592777
  • www.querciabella.com
  • contact@querciabella.com