– di Gianluca Montinaro
Evviva la chiarezza! Perché esser chiari è meglio che esser vaghi, soprattutto quando in ballo c’è una serata da trascorrere e una cena da godere. Ecco quindi che va alla chiarezza il primo plauso del ristorante Abocar due Cucine, il locale che Mariano Guardianelli e la sua compagna Camilla Corbelli guidano nel centro storico di Rimini. Seduti al tavolo, con la carta in mano, viene subito specificato che il menu degustazione «a mano libera» (il più ampio e a sorpresa) propone pietanze dai gusti acidi e amari. Bene a sapersi: no grazie. Oramai tutti i cuochi ‘fanno’ acido e amaro, pensando di épater les (petits) bourgeois: passiamo oltre (e, per inciso, signori cuochi: basta con questi giochini, smettetela di dar retta ai sedicenti critici gastronomici che fino all’altro ieri si recavano giusto nella trattoria sotto casa, e ancor oggi non sono in grado di scrivere due righe in italiano corretto!). E andiamo alla sostanza. Andiamo a quei piatti che hanno fatto la fama di Abocar. E ai quali Guardianelli, sagacemente, dedica un percorso. Seppur presentati rapsodicamente (come tanto va di moda, in un noioso elenco di ‘ingrediente uno’, ‘ingrediente due’, ‘ingrediente tre’) appaiono intriganti. Sia perché le materie prime sono poche – pochi ‘pastrocchi’, insomma – sia perché la loro combinazione sembra azzeccata. E siccome è lecito pensare che all’argentino Mariano i sapori del churrasco siano ben noti, il trittico animella croccante, patata dolce e salsa chimichurri (una verde a base di prezzemolo, peperoncino e – poco – aglio) strizza l’occhio all’avventore in modo molto invitante. Rosolata fuori, morbida dentro (e molto ben nettata), la frattaglia si giova del suo duplice matrimonio. Doppio Evviva!

Ma Mariano, ben guidato dalla riminese Camilla, si cimenta anche coi tortellini: e chi ha in tutto o in parte una percentuale di sangue romagnolo (come chi scrive) sa che con la pasta ripiena non si scherza. O si fa bene o è meglio non farla. Niente paura: i tortellini di Abocar sono fatti bene (sarebbero perfetti se la sfoglia avesse un pochino più di ruvidezza), mentre si presentano a tavola mano nella mano a una deliziosa crema di Parmigiano Reggiano e a un soave e ben calibrato profumo di limone. Triplo Evviva! Ecco però che, in un fusion poco confusion, si riattraversa l’oceano: l’anima churrasca riprende il sopravvento per una costata che è da primo premio. Ottima la materia prima (che giunge dai pascoli del vicino Montefeltro) ma soprattutto golosissima la cottura alla brace: reazione di Maillard perfetta per una carne che – vivaddio! – quando la si tocca con le posate non perde una stilla di umore. E divertente e conviviale la condivisione nel mezzo della tavola dei contorni. Quadruplo evviva!

Di vaglia anche il binomio della parte zuccherata: da un lato il latino churros da ‘puciare’ nel dulce de leche. E dall’altro il meneghinissimo panetún (il primo della stagione, sformato due giorni prima) che profuma di burro e canditi. Triplo evviva, anche perché il gelato alla crema che lo accompagna è anch’esso goloso. Quintuplo evviva!

Bengodi a tavola, quindi. Sì, ma una puntualizzazione importante va però fatta: per un percorso di quattro portate – antipasto, primo, secondo, dolce (a 110 euro) – le porzioni sono troppo risicate. Andrebbero almeno aumentate della metà, magari alzando un po’ il prezzo del menu, se proprio ‘non si riesce a starci dentro’. Il motivo è presto detto: i piatti – come scritto – sono eccellenti, ma proprio per questo c’è il rischio concreto che l’ospite non ne sia soddisfatto. Il desiderio di ‘godersi’ appieno un’animella meravigliosa, piuttosto che dei profumati tortellini o una carne cotta in modo magistrale passa anche dalla ‘golosità’ e dal piacere di reiterarne aromi e gusti. Di non vedere davanti a sé non un piatto semivuoto (che è sempre triste) ma di assaporare e riassaporare sino in fondo quella pietanza che si sta trovando così buona.

La cantina, che è appannaggio di Camilla, è ampia e, spaziando dall’Italia al mondo, permette di bere bene a prezzi corretti. Un’ulteriore menzione d’onore va fatta all’ambiente che è confortevole e rilassato (ricorda vagamente un bistrot) e che, soprattutto, ha mantenuto il fascino del design di una quindicina di anni fa, sfuggendo quei colori acidi e quegli arredi in stile anni Sessanta-Settanta che ora vanno tanto di moda e che, imperversando dappertutto, «dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno», brutti e impersonali, hanno tremendamente annoiato.

Un’ulteriore nota di merito va poi al servizio: giovane, attento, disponibile e molto sorridente. Bravi! I vari menu degustazione vanno da 80 a 130 euro. Si superano i 100 ordinando à la carte.
- Abocar due Cucine
- Via Carlo Farini, 13
- Rimini
- Tel. 0541.22279
- www.abocarduecucine.it
- info@abocarduecucine.it
- Turno di chiusura: lunedì; a pranzo da martedì a venerdì
- Ferie: variabili










