– di Gianluca Montinaro
Cinigiano, sul versante grossetano dell’Amiata, è un’area che fino a pochi decenni fa non era conosciuta per il vino. In queste zone, ancora fascinosamente selvagge, sorge il borgo medievale di Vicarello, nato nel XII secolo come torre di avvistamento della Repubblica di Siena. Dalla fine degli anni Settanta la famiglia Baccheschi Berti lo ha restaurato con grande cura: oggi ospita dieci suite, una villa privata e un elegante ristorante. Tutto attorno i quaranta ettari della proprietà, coltivati in regime biologico, divisi fra vigneti, uliveti e orti.
Alla fine degli anni Novanta Carlo Baccheschi Berti decise di piantare barbatelle di Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot. L’ispirazione veniva dai celebri rossi di Bordeaux, e l’idea era misurare quel modello con un angolo di Toscana privo di una tradizione enologica riconosciuta. La scelta dei vitigni internazionali non fu dunque contro il Sangiovese, che la tenuta coltiva e vinifica (in purezza nel Merah). Pesò piuttosto la volontà di dare al luogo un’altra identità, con viti impiantate ad altissima densità (da novemila a quattordicimila piante per ettaro) e allevate ad alberello toscano.

Castello di Vicarello (prodotto in appena tremila bottiglie) nasce dalla Vigna Castello: un appezzamento di poco più di un ettaro che si incontra all’ingresso della proprietà, dominato al centro da un ulivo secolare. Le viti sono sostenute da archetti, una tecnica antica che oggi, con il cambiamento climatico, protegge i grappoli e limita lo stress idrico.
Il blend di Castello di Vicarello è composto da Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Petit Verdot (all’incirca 45%, 45% e 10%) che, dopo una certosina raccolta manuale, fermentano in tini troncoconici di rovere francese. Seguono la malolattica e circa ventiquattro mesi in barrique, a cui si aggiungono almeno altri due anni in bottiglia.
L’annata 2020, appena uscita, racconta in modo smagliante questo vino di vaglia, sottolineandone la struttura, la finezza e la possente eleganza, espressioni di un perfetto andamento climatico (fu un anno caldo ma rinfrescato da brezze, con una primavera abbastanza asciutta e piogge ben distribuite durante l’estate).

Nel bicchiere il vino si presenta di un rubino intenso e profondo. Al naso predominano la mora e il ribes nero, seguiti da frutti rossi croccanti (lampone e ciliegia), da sentori di macchia mediterranea e da cesellate note speziate (anice stellato, pepe nero). In bocca il corpo è pieno e la freschezza ben presente. Il tannino è ancora fitto, benché vellutato, e, in accordo con la morbidezza dei polialcoli, dà struttura e tensione a un sorso ‘voluttuoso’ e invitante. Il finale è lungo e pulitissimo, quasi rarefatto, su una scia di spezie dolci e di tocchi minerali e balsamici. Seppur sia ancora giovane, la trama e il nerbo di Castello di Vicarello 2020 lasciano presagire una grande e decennale vita davanti.
- Castello di Vicarello
- Via Vicarello, 1
- Fraz. Poggi del Sasso – Cinigiano (Gr)
- Tel. 0564.990718
- www.castellodivicarello.com
- info@vicarello.it