– di Gianluca Montinaro

È sempre un’emozione quando, dall’Aurelia, appena superato l’esagonale settecentesco Oratorio di San Guido, si svolta a sinistra, imboccando il ‘viale dei cipressi’ che mena a Bolgheri. Lo è perché il luogo è di grande, fascinosa bellezza. Lo è perché lì – proprio lì – sostò Giosue Carducci (e la mente corre a quegli affusolati alberi che parlano al Poeta, chiedendogli «Perché non scendi? Perché non ristai?»). Lo è perché qualche decina di metri più avanti, seminascosta sulla destra, sorge il tempio del vino italiano par excellence: Tenuta San Guido.

Ecco, c’è una sorta di selvaggia malia in questi luoghi intrisi di storie di famiglie aristocratiche – della Gherardesca, Antinori e, soprattutto, Incisa della Rocchetta – e di umili vicende contadine. Di uomini e di natura. Di povertà e di fatica. Di riscatto e di successo. E non sfugge a questa grammatica neppure Tenuta San Guido che, solo grazie a Mario Incisa della Rocchetta e a sua moglie Clarice della Gherardesca – e alla loro passione per questo spicchio di Alta Maremma addossata alle propaggini settentrionali delle Colline Metallifere – è divenuta ciò che è. Una passione, quella dei due coniugi, che quasi sin da subito si è mossa lungo tre direttrici: quelle che ancora oggi sono i tre ‘pilastri’ di Tenuta San Guido. L’allevamento di cavalli da corsa (razza Dormello Olgiata), la preservazione dell’ambiente e della sua biodiversità (Rifugio Faunistico Padule di Bolgheri, istituito nel 1959) e, infine, il vino.

Certo, è quest’ultimo ad aver portato a mondiale notorietà Tenuta San Guido. Ma Sassicaia – che, lo si ricordi, nacque come ‘vino di casa’: poco più di un gioco agli occhi del marchese Mario – non avrebbe potuto esistere senza Nearco e Ribot. Né senza quell’‘amore’ e quella ‘comprensione’ del territorio bolgherese e della sua biodiversità che portò alla creazione della prima riserva naturale privata d’Italia. D’altronde Tenuta San Guido è un microcosmo assai complesso, che si estende su ben 2.500 ettari: con suoli differenti, esposizioni differenti, altitudini differenti, microclimi differenti… come poter creare un ‘buon’ vino senza avere perfetta conoscenza di questi luoghi, di questa terra?

Il ‘trinomio’ di Tenuta San Guido – curiosamente – si specchia nella produzione vinicola che, come è noto, si compone di tre etichette: Sassicaia, Guidalberto, Le Difese. Ora, benché più e più volte siano stati indicati, alla stregua dei bordolesi, come ‘primo’, ‘secondo’ e ‘terzo’ vino, in effetti, se non per mera convenzione, non è così. Perché ognuno dei tre esprime una propria personalità. E ciò è ancor più vero in questi ultimi anni quando sia Le Difese sia Guidalberto (nati agli inizi degli anni Duemila) hanno messo ben a fuoco le loro proprie caratteristiche. Che, ancora una volta, nel corso di una recente degustazione dell’ultima annata, svoltasi in cantina, si sono potute apprezzare, secondo stilistiche, cadenze, accenti, consonanze e differenze.

Le Difese 2022 (Toscana Rosso Igt) è un blend di Cabernet Sauvignon e Sangiovese. Quest’ultimo, che non si coltiva all’interno di Tenuta San Guido (anche se i primissimi ‘esperimenti enologici’ del marchese Mario, nella metà degli anni Quaranta, hanno visto coinvolti sia il vitigno principe della Toscana sia il Canaiolo), giunge da Montespertoli e dal Chianti Rufina: due territori assai diversi e che donano l’uno la potenza, l’altro l’eleganza. È una grande riuscita questa annata 2022 anche perché, nonostante le alte temperature che l’hanno caratterizzata, l’uva ha mantenuto una ottima acidità, sviluppando un tenore alcolico non eccessivo. Il naso è floreale, screziato da profumi di macchia mediterranea e di erbe aromatiche (il rosmarino è evidente), e punteggiati da note fruttate croccanti. La bocca colpisce per la sua leggerezza: poca estrazione e moderata spalla a favore di una vivacità e di una freschezza, di una eleganza e di una limpidezza espressiva che ammaliano. Nel quadro generale di un sorso molto appagante sin da ora e che, col tempo, certo acquisirà maggiore profondità e tridimensionalità.

Un po’ più involuto appare invece Guidalberto 2022 (Toscana Rosso Igt). Uvaggio di Merlot e Cabernet Sauvignon (60% e 40% all’incirca), Guidalberto prende vita non da un ‘trasferimento’ di partite dal ‘primo’ vino al ‘secondo’ vino, ma da vigne dedicate, alcune delle quali anche di quarant’anni. Come per Sassicaia il Cabernet Sauvignon è coltivato in altura, dove abbondano i sassi. Mentre gli appezzamenti di Merlot si stendono nella zona più bassa, dove invece predomina l’argilla. L’annata 2022 si propone con un bouquet più chiuso rispetto a Le Difese. La verticalità è ben avvertibile, in un quadro ove le erbe aromatiche (timo serpillo, accenni di rosmarino…) e di bosco si fondono a piccoli frutti neri e a un leggerissimo sentore speziato riconducibile al cardamomo (le barrique di Guidalberto sono perlopiù di secondo e terzo passaggio). Più sfumati appaiono invece gli aromi floreali. La bocca viaggia con maggior soddisfazione e pienezza: il tannino è ben integrato, l’acidità modulata, la morbidezza calibrata e la sapidità ben affilata, in una complessità equilibrata ed elegante. C’è però una precisazione da fare: Guidalberto è un vino che, col tempo, migliora. Non va bevuto giovane: meglio lasciarlo affinare per qualche anno. Solo così sfodera la stoffa del campione, dimostrandosi per ciò che è: una grande, eccelsa espressione di Bolgheri: fine, garbata e raffinatissima.

Infine ecco Sassicaia 2021 (Bolgheri Sassicaia Doc, caso unico in Italia di denominazione dedicata esclusivamente a una cantina). Cabernet Sauvignon 85% e Cabernet Franc 15%, Sassicaia nasce dall’assemblaggio di una dozzina di parcelle, la prima delle quali è la celebre vigna di Castiglioncello. L’annata 2021 ‘sublima’ – in un certo senso – l’anima di questo vino, mostrandosi come un vero miracolo di perfezione. Per la sua scattante prontezza da un lato, per la sua tridimensionalità dall’altro. La croccantezza dei profumi, all’apparenza subitanei, rapisce. La succosa golosità del sorso, che ha sembiante di immediatezza, stordisce. E invitano subito al calice successivo. Ma: cosa nasconde questo vino? Cela, fra le sue molteplici suadenze, aromi finissimi e complessi che prendono forma di volta in volta fruttata ed erbacea, floreale e minerale. E una bocca levigata, perfetta, che – lo si percepisce nell’infinità delle sensazioni retro-olfattive – vibra di elegante freschezza, di modulate concentrazioni ed estrazioni, di definita sapidità, in un quadro strutturale di eccelsa fattura. Per un vino che – di certo – sarà capace di attraversare i decenni.

  • Tenuta San Guido
  • Località Le Capanne, 27
  • Fraz. Bolgheri – Castagneto Carducci (LI)
  • Tel. 0565762003
  • www.sassicaia.com
  • info@sassicaia.com