CopertinaCaino

– di Gianluca Montinaro

Da Caino è tutt’altro che un’insegna poco nota nell’ambito dell’alta ristorazione del nostro Paese. È anzi uno di quei locali che più hanno contribuito, fra la metà degli anni Ottanta e gli anni Novanta, a ‘traghettare’ la cucina italiana da una dimensione meramente familiare e popolare a nuova dimensione nella quale la tradizione, invece di essere ‘limite’, diveniva ‘stimolo’, a tratti quasi ‘sfida’.

La carta delle vivande del ristorante Caino, impreziosita a dallo ‘storico’ disegno di Pablo Echaurren

Il lavoro compiuto da Maurizio Menichetti e da sua moglie Valeria è stato, in questo senso, esemplare, e paragonabile solo a ciò che la famiglia Santini ha compiuto a Canneto sull’Oglio (Mn). Subentrati ai genitori di lui, nel 1987, nella gestione della trattoria di famiglia, Maurizio e Valeria l’hanno presto trasformata in ristorante vero e proprio, negli anni via via sempre più raffinato ed elegante. Tanto cresceva la mastodontica cantina di lui (un vero scrigno dei tesori che si snoda in un dedalo di cunicoli sotterranei e che allibisce per vastità e ricchezza), quanto la cucina di lei poneva sempre più l’accento sulle materie prime del territorio, interpretate sì con semplicità ma sempre vivacizzate da una creatività coerente e intrigante. Nessun leziosismo e nessun fronzolo nei piatti: solo tanta concretezza e tanta verità in pietanze che, chiare e dirette, hanno sempre parlato al gusto, senza tradire le aspettative dei tanti che giungevano nell’affascinante frazione di Montemerano per accomodarsi a questi tavoli.

Amuse-bouche

Da allora, lungo un percorso scandito da un crescendo di successi e riconoscimenti, quasi quarant’anni sono passati. E mentre Maurizio ha passato la mano al bravissimo figlio Andrea (dedicandosi ora agli orti, alle vigne e agli olivi di famiglia), Valeria continua con immutato spirito a gestire la cucina. E lo fa con un sorriso, una grazia e una dolcezza che colpiscono il cuore: con la serenità e la sicurezza di chi non deve dimostrare più nulla a nessuno, perché tutta la ‘verità’ è lì: nel piatto che giunge in tavola.

Amuse-bouche

Seppur da Caino si sia sempre mangiato in modo divino ora un’aura di olimpica pacatezza pare aleggiare in queste stanze piccole, calde e curate. Il cerchio si è naturalmente chiuso: e all’avventore non rimane che godere sia delle ricette storiche – come i ravioli di Cinta Senese al finocchietto con brodino di gallina e castagne e come le pappardelle sulla lepre (secondo la preparazione di famiglia, ovvero con vino rosso e sangue di lepre) – sia di quelle più recenti. Ecco quindi che non mancano – per esempio – proposte vegetariane (come il golosissimo carpaccio di sedano rapa con salsa di semi zucca, capperi, fondo ridotto di sedano rapa e pompelmo, che quasi mima un vitello tonnato) e pietanze d’alta scuola, come la virtuosistica animella laccata al porcino con cappella di fungo al forno e salsa porcini e ricci di mare (da bis!) e i complessi plin con anguilla brasata, foie gras, brodo di lische d’anguilla e cipolle in carpione.

Franciacorta Vintage R.S 2010 di Ca’ del Bosco prodotto in esclusiva per Caino (con oltre il 70% di Pinot Nero proveniente dalle vigne dedicate ad Annamaria Clementi)

Il servizio è perfetto. Ma ancor più perfetto è il servizio del vino che Andrea cura con una meticolosità fuori dal comune, scandita da giusti tempi, corretti bicchieri, millimetriche temperature… I due menu degustazione sono offerti a 210 euro. All’incirca la stessa cifra si spende alla carta. Un niente, se paragonato al piacere, alla gioia e alla bellezza di questo luogo che si conferma in assoluto una delle tavole migliori del nostro Paese.

  • Da Caino
  • Via della Chiesa, 4
  • Fraz. Montemerano – Manciano (Gr)
  • Tel. 0564.602817
  • www.dacaino.it
  • info@dacaino.it
  • Chiuso: martedì; mercoledì; a pranzo da lunedì a venerdì
  • Ferie: variabili
Pane e grissini…
…pane ripieno di ricotta
Cavolfiore con salsa di mela cotogna e salsa al pecorino erborinato (Caseificio sociale di Manciano)
Carpaccio di sedano rapa (come un vitello tonnato) con salsa di semi zucca, capperi, fondo ridotto di sedano rapa e pompelmo
Rebula 1979 Movia
Animella laccata al porcino con cappella di fungo al forno e salsa porcini e ricci di mare
Plin con anguilla brasata, foie gras, brodo di lische d’anguilla e cipolle in carpione
Ravioli di Cinta Senese al finocchietto con brodino di gallina e castagne (ricetta storica del 1998)
Pappardelle sulla lepre (secondo la ricetta di famiglia, con vino rosso e sangue di lepre)
Château Mouton Rothschild 1979
Cacciucco, secondo la ricetta dell’indimenticato Luciano Zazzeri
Preparazione del predessert
…arancio condito con gelato di capra ed emulsione di arancio
«Il porcino» ovvero «un gioco di illusione che profuma di bosco e nocciola»
Pasta sfoglia con ricotta, riduzione Vermouth e riduzione agli agrumi, gelato al Campari
Piccola pasticceria
Vin Santo Occhio di Pernice Avignonesi 1988
La batteria completa delle bottiglie della serata, con Pietroso 2020 e Pietroso Villa Montosoli 2013