– di Gianluca Montinaro
Colui che sta ora scrivendo, per passione prima ancora che per lavoro, ama girare per ristoranti e trattorie. Lo fa da quasi quarant’anni: prima con i propri genitori, e quindi da solo: ma sempre alla ricerca di luoghi, e più ancora di persone, capaci di emozionare: con un piatto, una parola, un sorriso.

Sempre colui che sta ora scrivendo, in questi ultimi dieci anni, si è più volte chiesto che senso abbiano (e che emozioni siano capaci di donare) cucine ipertecniche e ultracomplicate, pietanze ridondanti di elementi estranei alla nostra cultura e alla nostra tradizione, gusti estremizzati sull’acido, sul fermentativo e sull’amaro, locali freddi e asettici, servizi compassati e alteri. Tutti elementi che spesso (per fortuna non sempre!) si incontrano in una vasta messe di insegne: soprattutto quelle di più recente fondazione, soprattutto quelle guidate da ristoratori e cuochi giovani, ancora ignari di un loro proprio stile e alla ricerca di un modo per emergere.

Tanti «consiglieri fraudolenti» (per dirla con il nostro padre Dante) – i sedicenti ‘critici gastronomici’ – ne hanno confuso le idee e ne hanno plagiato le menti, raccontando loro che ciò che la stragrande maggioranza delle persone desidererebbe (compresi i clienti altospendenti) non è linearità, stagionalità, comprensibilità, qualità, piacere, convivialità, accoglienza e calore umano. Ma l’esatto contrario. Il risultato? Piatti senza senso, senza gusto, senza radici, noiosamente uguali da Aosta a Canicattì. Ristoranti algidi e compassati. E una conseguenza tanto diretta quanto rapida: poco lavoro.

Per fortuna c’è invece chi, per studio, visione e capacità, non ha paura a percorrere strade proprie, proponendo «quei piatti che» lui «stesso vorrebbe mangiare», in «un locale che» lui «stesso frequenterebbe». Ecco questo è il caso di una giovane e bella coppia: Daniele Zani e Ilenia Beatini che, con coraggio, giusto un anno fa, hanno rilevato una antica insegna di paese, Osteria Lancia, a Gottolengo, nella Bassa bresciana, e quindi l’hanno trasformata in un locale curato ed estremamente accogliente.

Lui, che si occupa dei fornelli, sa il fatto suo. Mentre ancora studiava ha fatto due estati al sublime Dal Pescatore, a Canneto sull’Oglio (Mn) e quindi, appena conseguita la maturità, ha trovato lavoro all’eccelso Gambero, a Calvisano (Bs). Qui è rimasto oltre quindici anni, divenendo il braccio destro di Paola Gavazzi e di nonna Edvige. Facendo tesoro degli insegnamenti appresi in queste due cucine, Daniele ha sviluppato un’ottima mano nell’affrontare tanto le ricette d’alta scuola quanto quelle di derivazione popolare, tenendo due punti fermi: la qualità degli ingredienti (che sono stagionali e di stretta origine regionale) e il piacere della tavola.

Così, seduti nella accogliente sala principale, o nella più appartata saletta, ci si può divertire gustando piatti come il soave baccalà mantecato accompagnato a cremoso di patate e a un aromatico crumble profumato al limone piuttosto che un inebriante ovetto cotto a 64 gradi con spuma di Robiola di Roccaverano e una generosa grattata di tartufo.

Fra i primi piatti ci si può divertire con i tradizionali malfatti di erbette con burro di malga e Silter e con i maccheroncini al torchio con sugo di coda di manzo sfilacciata al rosmarino. Di eccelsa fattura i secondi che sono un tripudio di sontuosità, precisione esecutiva e godimento: lo storione di Calvisano cotto a bassa temperatura con salsa alla gardesana è delicato e invitante, le lumache trifolata alla bresciana con polenta di Storo e spinacino sono saporite e profumate, mentre da manuale è la quaglia disossata e ripiena.

I dolci sono il ‘regno’ di Ilenia che, con sorriso e il giusto garbo, si occupa anche della sala: l’indecisione potrebbe essere massima fra il bocciolo di torta di rose sfogliata con gelato allo zabaione e la crème brûlée alla fava tonka. Obbligatorio in chiusura un assaggio di cannoncini alla crema farciti al momento.

Che altro aggiungere se non che il piacere di una sosta alla Lancia è ulteriormente aumentato da una selezione di vini (a ricarichi corretti: bravi ragazzi!) che permette di spaziare dalle etichette della regione a una bella scelta di importanti bottiglie nazionali ed estere. Il menu degustazione, di cinque portate, è offerto all’assai corretto prezzo di 50 euro. E la stessa cifra si spende alla carta: con un sorriso e con la voglia di tornare il prima possibile. Ah, un’ultima cosa, non del tutto secondaria: in barba a «consiglieri fraudolenti» e ‘sedicenti critici’, Daniele e Ilenia stanno lavorando tanto e bene. A riprova del fatto che chi fa le cose con testa e cuore non può che non ottenere il giusto successo!
- Osteria Lancia
- Via Monte Grappa, 2
- Gottolengo (Bs)
- Tel. 030.2380822
- www.osterialanciagottolengo.it
- osterialancia@gmail.com
- Turno di chiusura: lunedì; martedì
- Ferie: variabili



