Copertina20anniBelpoggio

– di Gianluca Montinaro

Sulla strada che da Castelnuovo dell’Abate (una delle frazioni di Montalcino) mena al Castello di Velona – ben lo sanno gli appassionati – si incontra sulla sinistra Poggio di Sotto, con le sue vigne assai curate. Giusto sulla destra – e questo però lo sanno solo i veri intenditori – sorge un’altra cantina: assai più piccola, con una produzione di pochissime decine di migliaia di bottiglie, ma con un fascino straordinario. Belpoggio – questo è il nome della tenuta – è una antica casa in pietra, circondata da uno splendido giardino che degrada dolcemente verso le vigne. Che, a loro volta, sormontano gli scoscesi pendii dell’Orcia, fra le balze del Senese da un lato e l’imponenza del Monte Amiata dall’altro. Insomma: un posto perfetto per coltivare l’uva e produrre grandi vini.

Correva il 2005: la famiglia Martellozzo (proprietaria di Bellussi, noto marchio di Prosecco) era alla ricerca di un luogo in Toscana ove dedicarsi ai rossi. Enrico Martellozzo («un po’ per caso – ricorda lui – un po’ per fortuna») vi approda. E se ne innamora subito. Acquista Belpoggio all’istante e inizia, aiutato da sua moglie Renata e dai loro tre giovani figli (Francesca, Giovanni e Paola, che qui passano le estati della loro infanzia), a restaurare la magione e a studiare – insieme all’enologo Francesco Adami (un’autorità a Valdobbiadene e, per anni, unico veneto a essere componente della commissione di valutazione delle annate del Consorzio del Brunello) – quale potesse essere l’‘identità enologica’ di questo luogo.

Data la perfetta esposizione della vigna a Sud-Est, il terreno ricco di scheletro, l’altitudine e l’ottima ventilazione, la scelta è stata quella di intraprendere una vinificazione tradizionale ma attenta (vendemmia parcellare; fermentazione a temperatura controllata; affinamento in botte grande) tesa a preservare le caratteristiche peculiari del Sangiovese Grosso, enfatizzandone tanto i profumi ampi quanto la vigorosa verticalità: declinati gli uni e l’altra in vini raffinati e intensi, cesellati nella loro espressività aromatica e definiti da un sorso sì possente ma teso e ritmato.

Vent’anni sono passati dall’arrivo dei Martellozzo a Belpoggio. E questa ricorrenza è stata festeggiata dalla famiglia con una degustazione che ha visto protagonisti cinque annate del loro Brunello. Se il 2005, con il suo marcato terziario e la beva un po’ ‘larga’, si è dimostrato forse il meno interessante, sorprendenti sono apparsi sia il 2008 sia il 2014. Entrambi frutti di annate fredde (piovosa la prima, più secca la seconda) sprigionano al naso complessi aromi di frutta disidratata e in confettura (intenso la susina Stanley nel 2008; magnifiche sono l’albicocca e il melograno nel 2014), di viola e di rosa, di spezie e di sasso, con molteplici note balsamiche e richiami alla sensazione di ‘polverosità’ tipica del vitigno. La mineralità si impone in bocca, fondendosi alla perfezione coi polialcoli, con la sensazione calorica e con l’acidità, ancora ben presente. Guizzanti le sensazioni retrogustative: pulite e lunghissime, ancora su note di frutta e spezie.

Di piena godibilità appare pure la 2020 che si mostra già nella sua pienezza: profumi ampi e profondi (frutti, fiori, qualche tocco erbaceo sposati a una verticalità assai espressiva) e sorso ricco e appagante, in dialogo fra una bella morbidezza, un tannino già levigato e una sapidità che guida la beva e la conclude con pulizia estrema.

Giovane, e di certo con tanta strada davanti, è il 2021: il naso è croccante e intrigante e richiama la prugna, la marasca, l’arancia sanguinella, e quindi il sottobosco e la macchia mediterranea. La bocca, favolosa, appare di medio calore, con un tannino fresco e setoso e un grande equilibrio fra i polialcoli e la mineralità, in un sorso che ha progressione e goloso appagamento.

  • Belpoggio
  • Località Bellaria
  • Fraz. Castelnuovo dell’Abate
  • Montalcino (SI)
  • Tel. 0432.983411
  • www.belpoggio.it
  • info@bellussi.com