– di Gianluca Montinaro
Varcare la soglia di Il Luogo – Aimo e Nadia, al numero 6 di Via Raimondo Montecuccoli, a Milano, è come attraversare la Porta Santa nell’anno giubilare. Il paragone non è fuori di luogo se solo si pensa a quanto sia importante questa insegna (nata nel 1962) nella storia della nostra ristorazione nazionale. Non solo perché Aimo Moroni e sua moglie Nadia hanno insegnato alle generazioni successive come si potesse ‘nobilitare’ la cucina di tradizione delle nostre regioni. Ma soprattutto quanto importante fosse la ricerca e l’utilizzo delle migliori materie prime: perché solo con ingredienti di alta qualità si possono cucinare piatti di grande valore.

Ormai da anni lontani dai fornelli (Aimo ci ha lasciati da pochi mesi, nel cordoglio generale), l’eredità dei due fondatori viene portata avanti dalla loro figlia Stefania – che gestisce le attività di tutto il gruppo – e da una squadra di collaboratori fidati e affezionati che, con passione e professionalità, hanno fatto propri gli insegnamenti della casa, interpretandone lo stile con piglio contemporaneo.

Proprio per questo sedersi ai tavoli del Luogo è un’esperienza che non ha eguali. Non solo perché la cucina non improvvisa in nulla, forte com’è di conoscenze pluridecennali. Ma perché, con autorialità, è riuscita a elevarsi come l’espressione più alta e compiuta della grande cucina regionale italiana. Il merito è tutto dei due cuochi, Alessandro Negrini e Fabio Pisani, che – a capacità tecniche di livello eccelso e a un palato altrettanto eccezionale – hanno integrato una visione complessiva ‘materia prima-cucina-piatto’ che ‘sigla’ tutta la proposta. Questo ‘manifesto’, chiamato Territori, è un progetto culturale, sviluppato insieme all’università Politecnico di Milano, che si pone l’obiettivo di analizzare le relazioni tra produttori e ristoratori, creando una piattaforma condivisa dalla quale far nascere ulteriori idee, perché «non si tratta – dicono i due cuochi – solo di scegliere ingredienti eccellenti, ma di comprendere i sistemi che li generano e le persone che li custodiscono».

Tranquilli, però, perché questa ‘filosofia’ non si traduce al tavolo, per l’ospite, in noiosi e interminabili racconti su improbabili piccoli produttori e inverosimili agricolture eroiche. Questa ‘filosofia’ si sostanzia invece in pietanze di gusto, pensate per piacere, senza circonlocuzioni e circonvenzioni. Nessuna esasperazione tecnica, nessun violento accento amaro o acido, ma tanta sincerità in piatti che – ci limiteremo a citarne solo alcuni, a mero titolo d’esempio – sublimano aromi e sapori, come nel caso del goloso scampo di Santa Margherita Ligure leggermente piccante con spuma di mandorle e Lardo di Colonnata (prodotto apposta da Fausto Guadagni, accentuandone gli aromi agrumati). E come nel caso del sontuoso riccio di mare con uovo di quaglia, spuma di patate della Sila e caviale di Calvisano (servito in una stoviglia fatta ad hoc che ricorda il mollusco, opera di Giulia Valentini).

Aimo, già negli anni Sessanta, aveva il suo orto: «nulla di nuovo» si potrebbe ricordare ai tanti pseudo-cuochi che si dilungano a raccontare dei loro (minuscoli, o peggio inesistenti) verzieri. Qui invece l’orto c’è – è nella vicina Gaggiano – e c’è anche la persona che se ne occupa: Giancarlo. A lui è intitolato «L’orto di Giancarlo»: intrigante, balsamica e fresca composizione di stagione, nel nostro caso composta da salanova, topinambur, zucchine, erbe aromatiche e fiori, accompagnati da miele, provola affumicata, pistacchi, crema di pistacchi, noci di Bleggio, granita di zenzero e lime.

Il Carnaroli con fiori di zucca e porcini dell’Abetone, impreziosito da zucchine in scapece e polvere di barbabietola, rimane uno dei ‘classici’ di Aimo e Nadia, così come l’imperdibile zuppa etrusca.

Sontuoso è il piccione di Miroglio cotto nel lavec, proposto in tre servizi: il petto e la coscia farcita delle sue interiora, con cime di rapa e tortino di mela Annurca; i suoi fegatini in pâté adagiati su una rivisitazione di pan brioche ricoperto di cioccolato (a mimare un gianduiotto); il consommé (ricavato dalla carcassa) al profumo di verbena con agnoli ripieni dei suoi fegatini. Sublime, e altrettanto sontuosa, la variazione sul quinto quarto del prezioso bue grasso di Carrù: la lingua e la testina con bagnetto verde e mostarda mantovana; la coda al Barolo chinato con purè di patate.

Le lodi per questa insegna, che è senza se e senza ma non solo il miglior ristorante di Milano ma uno dei più grandi dell’Italia tutta, sarebbero incomplete se non si facesse cenno a cantina e sala, guidate da due eccellenti professionisti: Alberto Piras che cura, con garbo e sorriso, una selezione enologica vasta e preziosa. E Nicola Dell’Agnolo che, con occhio vigile e attento, e modi affabili e rassicuranti, fa sentire chiunque a proprio agio.

I menu degustazione costano 260 euro. Mentre si parte da 180 euro scegliendo alla carta.
- Il Luogo – Aimo e Nadia
- Via Raimondo Montecuccoli, 6
- Milano
- Tel. 02.416886
- www.aimoenadia.com
- info@aimoenadia.com
- Turno di chiusura: domenica; a pranzo
- Ferie: variabili in estate; periodo natalizio











