CopertinaEnotecaPinchiorri

– di Gianluca Montinaro

Si possono discutere le opere di Dante e di Petrarca? Di Raffaello e di Michelangelo? Di Rossini e di Verdi? No, chiaramente no. I capolavori di questi grandi ingegni si possono solo contemplare, studiare, e cercare di comprendere contestualizzandoli all’interno delle epoche storiche e delle società nei quali sono nati: cogliendone l’esemplarità che li ha elevati a modello, la grandezza che perdura nel tempo e lo spirito sempre vitale e creativo.

L’ingresso dell’Enoteca Pinchiorri, all’interno di Palazzo Jacometti Ciofi, a Firenze

Questo paragone calza a pennello se si scrive dell’Enoteca Pinchiorri (Firenze), un locale che sarebbe arrogante permettersi di discutere e di giudicare. E ciò perché, a distanza di oltre cinquantacinque anni dalla sua apertura (1970), non si può non certificare – per la milionesima volta – che questo luogo, nato dalla lungimiranza di Giorgio Pinchiorri e di Annie Féolde, è stato e continua a essere l’unica casa ‘internazionale’ (assieme alla Pergola di Roma, che è arrivata ben più di vent’anni dopo) del nostro Paese. L’unico ristorante che è alla pari dei grandi indirizzi del mondo: da Parigi a New York, da Londra a Tokyo, da Sydney a San Francisco.

Uno scorcio della monumentale sala princiale

Ci sono però due aspetti da sottolineare. Il primo è che l’Enoteca Pinchiorri è sempre stata capace di preservare una forte anima italiana, senza cadere in facili internazionalismi. Ciò grazie a una cucina che ha sempre intrecciato a raffinatezza ed eleganza, la cura delle materie prime e l’attenzione alla toscanità e, più in generale, alla tradizione regionale italiana. Il secondo è che l’Enoteca è sempre riuscita a sfuggire al pericolo del tempo. Non è mai divenuta il museo di se stessa. Ma neppure è mai precipitata in avanti, nel vacuo e nel provocatorio, cedendo a mode passeggere e modi frivoli. Ha invece marciato al passo della contemporaneità, calibrando il proprio incedere nella sicurezza e nella consistenza: meditando attentamente su ciò che via via si lasciava indietro, e su ciò che invece ne andava a prendere il posto.

L’elegantissima mise en place

Sicché scrivere – oggi – dell’Enoteca Pinchiorri vuol dire andare oltre il mero racconto della monumentalità del luogo (un palazzo del XVII secolo), dell’immensa vastità della cantina (c’è tutto il meglio e solo il meglio dell’enologia mondiale), dell’attenzione del servizio (fra i più ineccepibili al mondo: merito di Alessandro Tomberli, uno dei pochi veri maître della nostra ristorazione nazionale), e pure della perfezione della cucina (chapeau ai due chef: Riccardo Monco e Alessandro Della Tommasina!). Raccontare l’Enoteca significa piuttosto tentare di trasferire su carta un’esperienza magica nella quale tutti gli elementi appena accennati concorrono a un’aura di perfetta piacevolezza, di coinvolgente convivialità, di avvincente divertimento. Sì, perché all’Enoteca Pinchiorri ci si diverte! E lo si fa fra una profumatissima e gustosa variazione di pomodoro, che appare quasi come un crème caramel e che trasporta nel pieno dell’estate. E dei sofficissimi gnocchi di patate di farciti con un cremoso profumato al dragoncello e accompagnati da un aromatico crudo di cappesante marinate all’olio di ginepro, da un ristretto di salsa di cacciucco (reminiscenza della costa, fra Pisa e Livorno) e da una salsa di cime di rapa a donare un pizzico di amaricante balsamicità.

Sfoglia croccante con semi di zucca e semi fritti

Dai medievali vicoli di Firenze ecco poi arrivare un entusiasmante cibreo in versione agnolottino: farcito di coda di bue cotta in umido con crema di mozzarella di bufala, e con bottarga di uova, ciccioli di pollo e sugo di creste di gallo. Piatto che è un capolavoro di gusto, piacere e ricercatezza.

Pomodoro in estratto, colatura e variazioni con polvere di arancia amara

E, fra un bricco di Langa all’altro, facile è passare dall’agnolotto al brasato, che Monco e Della Tommasina propongono «crudo», ovvero ‘cotto’ in salamoia e accompagnato dalla sua salsa e dal tartufo nero, in un trompe l’oeil ove niente difetta in consistenza, ‘sfilacciatura’, morbidezza e concentrazione.

Puligny-Montrachet 2023 Domaine Leflaive

Sì, lo so già cosa stanno dicendo i sedicenti critici gastronomici, gli pseudo-tuttologi della ristorazione: «Non ci sono paste scotte, disidratate e poi reidratate!». «Non ci sono piatti iper amari e super acidi!». «Non ci sono fermentazioni e kombuche!». No, signori miei, non ci sono. Non ci sono perché i saggi ospiti dell’Enoteca Pinchiorri non li richiedono. E non li richiedono perché amano mangiare bene, e amano bere altrettanto bene. Amano talvolta degustare i menu (lo stagionale e il vegetariano, entrambi proposti a 390 euro). Amano talvolta mangiare à la carte: perché il vero lusso è poter scegliere, senza imposizioni. Ma amano soprattutto passare una serata indimenticabile: da raccontare e da ricordare. E una cena all’Enoteca Pinchiorri lo è!

  • Enoteca Pinchiorri
  • Via Ghibellina, 87
  • Firenze
  • Tel. 055.242777
  • www.enotecapinchiorri.it
  • info@enotecapinchiorri.it
  • Turno di chiusura: lunedì; domenica; a pranzo
  • Ferie: variabili
Sandwich di crostacei con salsa puttanesca ai ricci di mare, spinaci al cacao e pompelmo ghiacciato
Sfoglie di calamaro con battuto di alghe, caviale, gelatina di camomilla, crema fredda di pinoli
Beaune Clos des Avaux Vieilles Vignes Premier Cru 2022 Dugat-Py
Gnocchi di patate di montagna farciti di cremoso al dragoncello, crudo di cappesante marinate all’olio di ginepro, ristretto di salsa di cacciucco, salsa di cime di rapa, salmoriglio di cozze
Il Vino del Preside Raspato Calabria Igt 2022 Cantine Viola
Triglia «alla mediterranea», ovvero filetti di triglia, battuto di triglia, salsa di maggiorana, olive e pomodoro, panna di aringa, erbe amare
Olio da olive Maurino, azienda agricola Giacomo Grassi (Greve in Chianti, Fi)
Agnolotti farciti di coda di bue cotta in umido con crema di mozzarella di bufala, bottarga di uova, ciccioli di pollo e sugo di creste di gallo (come un cibreo)
Bacicolo 2022 Cabernet Franc Toscana Rosso Igt Il Colombaio di Santachiara
Brasato «crudo» di manzo, ovvero in salamoia con la sua salsa e tartufo pane
Maialino di razza Mora romagnola cotto nel suo bollito e quindi allo spiedo con mou di ananas, salsa di peperonata, scalogni in agrodolce al Vermouth e tamarindo
Il sontuoso carrello dei formaggi italiani…
…la selezione, accompagnata da un bomboloncino con fonduta di formaggio e tartufo nero estivo
Kiwi, cocco, shiso verde
«Fior di fragola»: sfoglie con crema al limone, fragole marinate al pepe selvatico, velo di panna cotta, sorbetto di fragole e gelato alla panna
Gin.Ghiale «Spirit of Tirli in Maremma», London Dry Gin
Piccola pasticceria
Lo scorcio di uno degli affascinanti salotti