– di Gianluca Montinaro
La grande scommessa dello Champagne moderno – si dice spesso – è la continuità: l’appassionato che stappa una bottiglia di Brut sans année vuole ritrovare, sempre, lo stesso gusto che ricorda. È un patto implicito, quasi liturgico, su cui si fondano le grandi maison. Jacquesson, nel 2000, lo ha rotto apertamente.
Da allora la casa di Dizy non produce più un Brut ‘senza annata’ nel senso classico del termine, ma una sequenza di cuvée numerate che si succedono come i capitoli di un unico, lunghissimo racconto. Il numero non è un vezzo grafico: dal 1798, anno di fondazione della maison per mano di Claude e Memmie Jacquesson, la casa ha tenuto il conto di ogni singola cuvée assemblata. La cuvée 748 è, alla lettera, il settecentoquarantottesimo vino composto da Jacquesson: un’anagrafe enologica ininterrotta che restituisce, a chi la sa leggere, l’intera storia della maison scritta in cifre anziché in etichette d’‘annata’.

Dietro l’idea, la firma dei fratelli Jean-Hervé e Laurent Chiquet, alla guida della maison dal 1988 fino alla cessione, nel 2022, ad Artémis Domaines, la holding vinicola della famiglia Pinault. Ai Chiquet si deve la scelta, tanto radicale quanto coerente, di rinunciare all’illusione dell’‘eterno ritorno dell’identico’ e di raccontare, cuvée dopo cuvée, il carattere specifico di ogni vendemmia, proseguendo, in fondo, lo spirito sperimentale che aveva già portato Adolphe Jacquesson, seconda generazione della famiglia fondatrice, a brevettare nel 1844 la capsula metallica oggi universale, e che era valsa alla maison, già nel 1810, una medaglia d’oro concessa da Napoleone in persona.
La Cuvée n° 748 nasce sull’annata di base 2020: un’estate calda e secca, punteggiata da piogge di giugno, che ha portato a una vendemmia precoce ma dilatata nel tempo. La raccolta proviene da Aÿ, Dizy, Hautvillers e Champillon (55%) e da Avize e Oiry (45%), con l’aggiunta di un’importante quota di vini di riserva. Vinificazione e affinamento avvengono in foudres, grandi botti di legno, sui lieviti, senza filtrazione né collaggio: una scelta artigianale che privilegia la trasparenza del frutto sulla standardizzazione industriale. Sboccatura a fine 2024, dosaggio 2 grammi per litro: un Extra-Brut, dunque, quasi ai confini del Pas Dosé.
Nel calice, il vino è paglierino pallido, con un perlage fitto e persistente. Il naso apre su scorza di limone e mela cotogna, per virare su note di gesso, sentori di brioche e una sfumatura tostata data dall’affinamento sui lieviti. In bocca ben si avvertono la pera matura, i fiori bianchi, un accenno di menta e camomilla, sorretti da un’acidità vivace e da una bollicina fine. La chiusura è lunga, equilibrata e pulita. E invita al calice successivo!
- Champagne Jacquesson
- Rue du Colonel Fabien, 68
- Dizy
- Francia
- Tel. +33.2.26556811
- www.champagnejacquesson.com
- info@champagnejacquesson.com