– di Gianluca Montinaro
Ci sono annate che si limitano a passare, e annate che si fanno raccontare. Il 2019 a Montalcino (Si) appartiene senza dubbio alla seconda categoria: un millesimo che i produttori attendono per anni, capace di coniugare l’abbondanza a un rigore quasi classico: come se il clima stesso avesse voluto correggere, in una sorta di ‘prolessi enologica’, gli eccessi delle vendemmie più calde che di lì a poco sarebbero arrivate. Un inverno rigido e umido ha riempito le riserve idriche del suolo, ritardando il risveglio vegetativo; un’estate regolare, priva di picchi estremi ma ricca di escursioni termiche, ha condotto l’uva verso una maturazione lenta e completa. Ne è nato un Sangiovese Grosso di grande concentrazione polifenolica, sorretto da un’acidità viva e da un corredo aromatico fragrante: la materia prima ideale per chi, come la cantina Poggio di Sotto, ha fatto della pazienza un mestiere.

La tenuta nasce nel 1989, quando Piero Palmucci acquista, a Castelnuovo dell’Abate, un corpo vitato unico affacciato sull’Abbazia di Sant’Antimo da un lato e sulla valle dell’Orcia dall’altro: un anfiteatro naturale la cui l’esposizione a Sud-Est e la vicinanza al Monte Amiata regalano al Sangiovese una maturazione lenta. Palmucci, affiancato dalla mano sapiente di Giulio Gambelli – fra i più grandi interpreti che il vitigno abbia conosciuto nel Novecento –, firma il primo Brunello nel 1991, costruendo in pochi anni una delle reputazioni più solide della denominazione. Nel 2011 la proprietà passa a Claudio Tipa, che integra Poggio di Sotto in ColleMassari Wine Estates accanto a Grattamacco, custode dell’eleganza bolgherese, e alla stessa ColleMassari, voce mediterranea del Montecucco. Non una semplice acquisizione, ma la scelta di proseguire, e semmai approfondire, una filosofia già scritta: uno studio ampelografico ha censito 182 cloni di Sangiovese propri della tenuta, patrimonio genetico unico oggi tutelato e reimpiantato con cura quasi certosina.
In cantina lo stile resta fedele alla tradizione più esigente: fermentazioni spontanee in tini troncoconici di legno, follature delicate, macerazioni lunghissime, e un affinamento che si protrae per circa quattro anni in grandi botti di rovere di Slavonia. Nessuna scorciatoia, nessuna concessione alla moda dei vini ‘pronti’: solo tempo, ascolto, misura. È questa fedeltà a spiegare perché Poggio di Sotto sia considerato oggi fra i pochi, autentici classici di Montalcino.

Il Brunello di Montalcino 2019 ne è la sintesi più compiuta. Rubino di media intensità, apre su note di ciliegia, viola, anice, fiori di campo, e con quella sensazione polverosa, quasi di terra battuta, che è la firma inconfondibile del Sangiovese Grosso, in un naso che si dipana senza fretta. La bocca, dominata da una beva gustosa e da una magnifica mineralità, è strutturata e lunga, con tannini fitti ma levigati, una spina acida che tiene tutto in equilibrio, e un finale che vira su ricordi di arancia salata e spezie dolci, di persistenza infinita. Un capolavoro!
- Poggio di Sotto
- Località Poggio di Sotto, 1
- Fraz. Castelnuovo dell’Abate – Montalcino (SI)
- Tel. 0577.835502
- www.poggiodisotto.it
- info@poggiodisotto.it