– di Gianluca Montinaro
Ci sono vigneti che si coltivano, e vigneti che si conquistano ogni giorno, lottando contro la gravità. La Vigna Corniolo, a picco sul mare fra Riomaggiore e Manarola, appartiene senza dubbio alla seconda categoria: filari aggrappati a pendii vertiginosi, sorretti da secoli di muretti a secco. Qui ogni intervento – dalla potatura alla vendemmia – può essere compiuto soltanto a mano, secondo gesti che nelle Cinque Terre sono stati per lungo tempo affare di donne, mentre gli uomini erano per mare come navigatori. È da questo lembo di Liguria, il più eroico e il più esposto, che nasce Pipato, l’etichetta simbolo di Rosadimaggio, la ‘costola’ ligure della famiglia Arrigoni.

Da oltre un secolo – la storia comincia nel 1913 – gli Arrigoni interpretano due paesaggi apparentemente lontanissimi: le colline di San Gimignano, dove la tenuta Pietraserena custodisce la Vernaccia, e i terrazzamenti delle Cinque Terre, dove Rosadimaggio si specchia ogni giorno nell’acqua. A unire le due anime non è soltanto il cognome di famiglia, oggi impersonato dalla nuova generazione, Andrea e Sara Arrigoni, ma una comune matrice geologica marina che accomuna Toscana e Liguria e che riemerge nei vini come freschezza e sapidità condivise. «A Rosadimaggio– racconta Sara Arrigoni, responsabile ed enologa dell’azienda – il mare è parte integrante del vigneto. Lo si percepisce nella luce, nelle brezze che attraversano i filari e nell’energia che caratterizza questo paesaggio unico. Fare vino qui significa confrontarsi ogni giorno con una realtà esigente, ove nulla è semplice».

I diciotto ettari di Rosadimaggio si distribuiscono fra i Colli di Luni, le storiche parcelle di Sarzana e Castelnuovo Magra e, appunto, i terrazzamenti delle Cinque Terre. Qui la vinificazione avviene in una minuscola cantina di Volastra, arroccata nel borgo che domina Manarola: spazi ridotti, movimentazione delle uve resa complicata dai dislivelli, una precisione quasi sartoriale imposta dal territorio più che scelta in cantina.
Pipato nasce dalle uve di Vigna Corniolo, secondo l’uvaggio storico della denominazione Cinque Terre Doc: Bosco, Albarola e Vermentino, le tre varietà che da sempre disegnano il profilo bianco della costa. Coltivate su terrazzamenti che guardano le onde e respirano la salsedine, restituiscono un vino che più di ogni altro racchiude, per usare le parole di Sara Arrigoni, «il dialogo continuo tra terra e mare», restituendone «tutta la freschezza, la sapidità e il carattere più autentico».
Nel calice, Pipato si apre su un naso agrumato e floreale, presto attraversato da sfumature iodate e minerali. Al sorso, sfuggendo facili rotondità, appare verticale più che morbido: fresco, sapido e teso, Pipato è costruito su un’acidità che tiene la beva viva, fino a un finale lungo e quasi salmastro.
- Rosadimaggio – Famiglia Arrigoni
- Via Sarzana, 224
- La Spezia
- Tel. 0187.504060
- www.arrigoni1913.it
- andrea.arrigoni@awf2000.com