CopertinaOstertagFronholz2019

di Gianluca Montinaro

Da circa tre decenni, in Alsazia, il vitigno più illustre della vicina Borgogna – il Pinot Noir – ha smesso di essere un fantasma ed è diventato una ‘sfida’. Unico rosso ammesso nella regione, da sempre coltivato con pudore all’ombra dei celebratissimi Grand Cru bianchi, Riesling e Gewürztraminer in testa, il Pinot Noir si sta sempre più ritagliando un ruolo da protagonista. Il merito è anche di André Ostertag che, a Epfig, ha trasformato quel ‘pudore’ in mestiere, e in una delle interpretazioni più discusse – e imitate – dell’intera Route des Vins.

Il domaine, fondato nel 1966 da Adolphe Ostertag, deve a suo figlio André – rientrato da uno stage borgognone con le idee chiarissime – la svolta che oggi lo colloca fra le griffe più rispettate della regione. Dal 1997 la conduzione è biodinamica sui quattordici ettari, e la filosofia si riassume in una frase quasi manifesto: «la vera qualità è solo quella che riesce a sorprenderci ed emozionarci». Da qui la sua tripartizione personale, alternativa alla piramide AOC: «vins de fruit», immediati; «vins de pierre», specchio del suolo; «vins de temps», abbandonati al capriccio della botrytis cinerea. Il Pinot Noir Fronholz appartiene, senza sconti, alla seconda famiglia.

Perché se la Borgogna resta il metro con cui ogni Pinot Noir si misura – clima fresco, suoli calcarei, climat cesellati parcella per parcella – l’Alsazia gioca un’altra partita, più solare e meno codificata: Vosgi a riparo dalle piogge, mosaico geologico vario, frutto di lampone e ribes più che di ciliegia e tartufo. Non imitazione, dunque, ma un ‘dialetto’ autonomo dello stesso idioma varietale. E anche dentro l’Alsazia le voci divergono: da un lato lo stile corposo, di struttura tannica e barrique nuova, di un Deiss o di un Muré; dall’altro la finezza scarna di Frick o Rieflé. Ostertag sta in questo secondo campo, ma con accento tutto suo: mai legno nuovo, mai cosmesi, solo trasparenza di suolo.

Fronholz, quattro ettari sul versante Sud-Ovest della collina di Epfig, è terreno di sabbie bianche, quarzo, argilla e marna: suolo povero, drenante, che costringe la vite a soffrire quel poco che serve. Uve interamente diraspate, fermentazione in acciaio con rimontaggi quotidiani, un anno di affinamento in botti già usate.

Il 2019, dopo un avvio incerto fra gelate di maggio e caldo secco d’estate, si è ricomposto in un settembre quasi perfetto, e il calice lo conferma. Veste rubino luminoso, di media consistenza. Naso di ciliegia croccante e more selvatiche, un soffio di sottobosco, legno umido, una punta di pepe nero. In bocca è teso, sapido, tannini fitti ma levigati, acidità che allunga il sorso senza asciugarlo: finale lungo, salino, su ritorni di frutto scuro e una scia leggermente affumicata. Per una beva affilata che alla larghezza preferisce la profondità.

  • Domaine Ostertag
  • Rue Finkwiller, 87
  • Epfig
  • Francia
  • Tel. +33.3.88855134
  • www.domaine-ostertag.fr
  • contact@domaine-ostertag.fr