CopertinaEgly-OurietVP

di Gianluca Montinaro

Fra i produttori di Champagne c’è un piccolo manipolo di nomi che i conoscitori evocano con un solo aggettivo: ‘borgognone’. Non per tradimento del genius loci, ma per l’esatto contrario: perché a forza di rese risicate, vendemmie tardive e pazienza in cantina, quei produttori hanno piegato la spuma allo stesso rigore con cui a Vosne-Romanée si tratta il Pinot Noir fermo. Egly-Ouriet, ad Ambonnay, è il caso più compiuto di questa scuola: tanto che nella critica internazionale circola da anni, quasi un luogo comune diventato verità: la formula «Borgogna con le bollicine».

La storia è quella, sobria, di una famiglia di vignaioli che da generazioni lavora le colline gessose di Ambonnay, Grand Cru fra i più vocati di tutta la Champagne per il Pinot Noir. È con Francis Egly, subentrato al padre Michel nel 1980, che l’azienda vira decisamente verso la qualità assoluta: pratiche biologiche adottate quando ancora nessuno le pretendeva, aratura regolare dei filari, rese volontariamente basse. I dodici ettari della maison sono quasi interamente classificati Grand Cru – Ambonnay, Bouzy, Verzenay – con due sole piccole eccezioni Premier Cru: Vrigny per il Meunier, e Bisseuil per lo Chardonnay.

In cantina la filosofia è altrettanto intransigente: pressatura soffice (si conserva solo la cuvée, la parte più pura del mosto), fermentazione per circa la metà in botte di rovere, lieviti indigeni, dosaggi minimi, imbottigliamento a pressione ridotta per non truccare il vino di base. Con l’affinamento sui lieviti, per le cuvée di punta, che può giungere anche a otto anni: una lentezza che pochi, in Champagne, si possono permettere.

Il V.P. – Vieillissement Prolongé – è l’espressione estrema di questa filosofia. Fermentato e affinato, come le altre cuvée della maison, in botte di rovere (con circa un 15% di legno nuovo, a seconda della sboccatura), sosta sui lieviti almeno sette anni (il dato preciso, espresso in mesi, è dichiarato nella retroetichetta), prima della sboccatura e del dosaggio (minimo, da Extra Brut, appena 3 grammi/litro). L’assemblaggio, a prevalenza di Pinot Noir (le proporzioni fra Pinot Noir e Chardonnay oscillano leggermente da una sboccatura all’altra, restando comunque vicine al rapporto due terzi-un terzo), proviene dai tre cru di Ambonnay, Bouzy e Verzenay.

Nel bicchiere V.P. è di un giallo dorato luminoso, quasi metallico. Il naso apre su scorza di clementina, limone ghiacciato e mela cotogna, poi si allarga fra nuance floreali, mandorla amara, zenzero e un accenno di pepe bianco, con un fondo di frutti rossi appena percettibile. In bocca è teso, sapido, ancora freschissimo, di una precisione quasi tagliente, e si distende su un finale lunghissimo che indugia su sottili note di tostatura e di burro salato.

  • Champagne Egly-Ouriet
  • Rue de Trépail, 15
  • Ambonnay
  • Francia
  • Tel. +33.3.26570070