CopertinaVillardDePoncins

– di Gianluca Montinaro

È stato François Villard, cuoco prima ancora che vignaiolo, a piantare nel 1989 la vigna in località Poncins, a Saint-Michel-sur-Rhône. Un corso di sommellerie a Tain-l’Hermitage e una scuola di viticoltura a Davayé, in Borgogna, lo avevano convinto a cambiare mestiere. Il suo primo Condrieu porta la firma dell’annata 1991: solo quattrocento bottiglie. Da allora il domaine è cresciuto tanto in estensione (dagli otto ettari iniziali ai quarantadue attuali, per lo più nelle appellation Condrieu, Côte-Rôtie e Saint-Joseph, con certificazione biologica dal 2022) quanto in fama.

Ma per capire questa storia bisogna necessariamente fare una precisazione. Villard arriva a Condrieu in un momento decisivo per l’appellation. Negli anni Sessanta la superficie vitata si era ridotta a poco più di una dozzina di ettari, complici i pendii troppo ripidi per la meccanizzazione e un vitigno, il Viognier, che a lungo nessuno aveva voluto ripiantare; solo il lavoro di poche famiglie storiche, dai Vernay ai Guigal, ne aveva impedito la scomparsa. Quando Villard vi si stabilisce, alla fine degli anni Ottanta, l’appellation era già in piena rinascita, e la sua generazione – insieme a Cuilleron e Gaillard – ne avrebbe fatto uno dei terreni più vitali del Rodano settentrionale.

La filosofia del domaine è chiara: il vino si fa in vigna, non in cantina. Vendemmia tardiva e parcellare, per una maturazione fenolica completa; fermentazioni in legno con i soli lieviti indigeni; per un’idea di Viognier costruita sulla mineralità più che sull’opulenza aromatica, in controtendenza rispetto a un certo gusto internazionale che di Condrieu ha fatto, talvolta, una caricatura.

L’etichetta, color avorio bordata di blu, porta in alto il monogramma dorato «FV» e al centro un’incisione color ardesia che raffigura proprio il pendio di Poncins affacciato sul Rodano: non un’immagine generica di vigneto, ma proprio la cartografia della particella da cui nasce questo vino. DePoncins – infatti – nasce da un’unica particella nella località omonima: qui la vigna è piantata su un suolo di granito micaceo, la stessa roccia che sostiene i pendii più ripidi e blasonati dell’appellation. I filari, che ormai vanno per i quarant’anni, hanno rese contenute e una concentrazione che il 2020, annata regolare e senza eccessi nel Rodano settentrionale, ha saputo preservare senza appesantire.

Nel bicchiere il vino si presenta di un giallo dorato con riflessi verdognoli, ancora luminoso. Al naso si apre su albicocca matura e miele d’acacia, seguiti da fiori bianchi e da un accenno di scorza di agrume candita, con un fondo minerale che richiama la pietra bagnata. In bocca la trama è setosa, sostenuta da un’acidità che ne bilancia il volume e ne allunga il finale su ritorni di frutto secco e di pietra focaia.

  • Domaine François Villard
  • Route du Réseau Ange, 330
  • Saint-Michel-sur-Rhône
  • Francia
  • Tel. +33.4.74.56.83.60
  • domainevillard.com
  • contact@domainevillard.com