– di Gianluca Montinaro
Fu Joseph Bollinger, mercante di vini tedesco, ad associarsi nel 1829 con l’aristocratico Athanase de Villermont e con l’enologo champenois Paul Renaudin per fondare, ad Aÿ, la maison che porta ancora oggi il suo nome. Ma fu poi una donna – Élisabeth Bollinger, tout court Madame Bollinger per l’intera Champagne – alla morte del marito, nel 1941, a portarla al successo, guidandola per trent’anni e lanciando nel 1961 l’iconico R.D. e nel 1969 il mitico Vieilles Vignes Françaises.
Lo stile Bollinger, che queste due etichette declinano a livello assoluto, nasce da un insieme di scelte tecniche che la maison perpetua da oltre un secolo, e che le hanno guadagnato la reputazione di casa più artigianale fra le grandi maison. La vinificazione avviene per intero in vecchie botti di rovere (circa quattromila, alcune quasi centenarie, seguite da un bottaio residente, l’ultimo della regione), che sviluppano per microssigenazione aromi di grande finezza; i vini di riserva destinati alla cuvée non vintage sono conservati non in autoclave ma in magnum (un milione di bottiglie in cantina, pratica unica dal 1890!); il remuage e la sboccatura restano manuali. Sui 180 ettari di proprietà, per l’85% Grand Cru e Premier Cru, il Pinot Nero domina nettamente (oltre il 60% degli impianti spono concentrato ad Aÿ, Avenay, Tauxières, Louvois e Verzenay), affiancato da Chardonnay della Côte des Blancs e da Pinot Meunier della Vallée de la Marne. Due particelle non innestate – Chaudes Terres e Clos Saint-Jacques (sopravvissute alla fillossera) – sono propagate per provignage (la margotta che rigenera la vite senza reimpiantarla) e restano riservate al rarissimo Vieilles Vignes Françaises.

La Grande Année è la cuvée millesimata della maison, prodotta solo nelle annate che Bollinger giudica eccezionali: una selettività che la casa rivendica come garanzia di continuità, non come vezzo commerciale. Nasce da uve esclusivamente Grand Cru e Premier Cru, fermenta anch’essa per intero in vecchie botti di rovere, e riposa almeno dieci anni nelle cantine gessose di Aÿ prima della sboccatura a mano. È il vino nel quale lo stile Bollinger – potenza, spessore, lunga permanenza sui lieviti – si mostra nella sua versione più compiuta, prima ancora della R.D., che della Grande Année è la base, solo portata a un affinamento ulteriore.
Il 2008 nasce da un uvaggio di Pinot Nero al 71%, proveniente soprattutto dai Grand Cru di Verzenay e di Aÿ, con quote di Verzy e di Ambonnay, e di Chardonnay al 29%, dai Grand Cru della Côte des Blancs di Le Mesnil-sur-Oger e di Cramant: diciotto parcelle in tutto. La malolattica è svolta qui al 100%, e il dosaggio è di 8 grammi per litro.
Il 2008 è annata che la Champagne intera considera fra le eccelse degli ultimi decenni. Un inverno rigido, seguito da qualche gelata e poi da un maggio caldo, ha favorito un’allegagione regolare; la vendemmia, in condizioni fresche, ha dato uve con un’acidità che prometteva già allora una lunga tenuta. Non è un giudizio isolato di Bollinger: anche le altre grandi case hanno espresso considerazioni analoghe. Segno di un’annata che ha premiato l’intera Montagne de Reims.

Nel bicchiere la Grande Année 2008 si presenta di un giallo dorato luminoso, con un perlage fitto e regolare. Al naso apre su una nota gessosa e minerale, per poi virare su toni di lime e un accenno salino, quasi di ostrica; seguono frutta a polpa bianca, pompelmo e un tocco di vaniglia dato dal legno. In bocca l’acidità è vibrante, sostenuta da un corpo importante che però non appesantisce mai la beva: il sorso resta teso, con un finale lunghissimo su ritorni di agrume e di pietra focaia, in grande equilibrio fra freschezza e materia.
- Champagne Bollinger
- Rue Jules Lobet, 16
- Aÿ
- Francia
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